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03apr 2019

INNOVATION MANAGER: : agevolazione congelata

Dall’entrata in vigore della legge di Bilancio 2019 sono passati diversi mesi, ma il profilo dell’innovation manager (il consulente che dovrebbe aiutare le PMI nella transizione verso il digitale) non è ancora stato definito con esattezza. La scadenza era fissata per il primo di aprile, ragion per cui resta per ora congelata nel 2019 la dotazione, pari a 25 milioni di euro, che la manovra aveva destinato ai cosiddetti «voucher», i contributi a fondo perduto dedicati proprio a pagare le consulenze specialistiche per l’innovazione.

Si ricorda che il meccanismo della legge di Bilancio (legge 145/2018, articolo 1, commi 228 e seguenti) prevedeva per i periodi di imposta 2019 e 2020 un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per l’acquisto di «prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0». Il contributo per le micro e piccole imprese è pari al 50% dei costi sostenuti nel corso del periodo di imposta, entro il limite di 40mila euro. Per le medie imprese il contributo scende al 30%, con tetto a 25mila euro. In caso di adesione a un contratto di rete, il contributo è del 50%, con limite a 80mila euro. In sostanza, sono previste tre diverse gradazioni dell’incentivo dedicato agli innovation manager.

Tutti questi contributi sono subordinati alla sottoscrizione di un contratto di servizio tra l’impresa e la società di consulenza o il manager, che però devono essere iscritti «in un elenco istituito con apposito decreto del ministro dello Sviluppo economico». In questo provvedimento, saranno stabiliti - come prevede la legge di Bilancio - i requisiti necessari «per l’iscrizione nell’elenco delle società di consulenza e dei manager qualificati, nonché i criteri, le modalità e gli adempimenti formali per l’erogazione dei contributi e per l’eventuale riserva di una quota delle risorse da destinare prioritariamente alle micro e piccole imprese e alle reti d’impresa».

03apr 2019

CREDITO D’IMPOSTA R&S: : nessun incentivo per il software condiviso

Lo sviluppo di un software che consente all’azienda di incrementare l’efficienza della gestione dei flussi informativi non dà diritto al credito d’imposta in R&S. Per poter essere inquadrato come sviluppo sperimentale, e quindi agevolabile, il progetto deve avere i requisiti del rischio dell’insuccesso tecnico e del rischio finanziario.

Questo è quanto precisa l’agenzia delle Entrate nella risoluzione 40/E del 2 aprile 2019, che riporta il parere tecnico del Mise. Le attività intraprese, precisa il documento, si sostanziano nell’applicazione di moderne tecnologie già note e già introdotte anche nel settore di appartenenza e si ricollegano, in senso ampio, alla digitalizzazione dei processi di produzione.

Nella risoluzione 40/E si esamina l’interpello di una società che opera nel settore delle telecomunicazioni la quale, per favorire la crescita del business, ha intrapreso un progetto di ricerca finalizzato alla gestione delle informazioni mediante un sistema informatico condiviso, in grado di offrire in tempo reale informazioni di natura tecnica in sede di sopralluogo, installazione, manutenzione, guasto, a supporto di attività offerte, di qualità dei servizi contrattualizzati, dei controlli e del monitoraggio delle attività aziendali. Secondo la società, le attività svolte rientrerebbero nell’articolo 3, comma 4 lettera c) del Dl 145/2013, cioè nello «sviluppo sperimentale». L’Agenzia risponde negativamente all’istanza della società sulla base di un articolato parere rilasciato dal Mise. Il ministero ricorda che l’individuazione delle attività ammissibili ricalca le definizioni di ricerca fondamentale, ricerca applicata e di sviluppo sperimentale, a loro volta mutuate da quelle adottate a livello internazionale secondo i criteri del cosiddetto manuale di Frascati dell’Ocse. Secondo questi criteri, rilevano le attività riguardanti progetti intrapresi per il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche la cui soluzione non sarebbe possibile sulla base dello stato dell’arte del settore di riferimento e cioè applicando le tecniche o le conoscenze già note. Attività che, dunque, presentano elementi di novità e creatività nonché un grado di incertezza o rischio d’insuccesso scientifico o tecnologico. Nel caso esaminato queste caratteristiche innovative non vengono riscontrate. Secondo l’Agenzia, infatti, il sistema informatico condiviso, pur determinando importanti benefici economici per l’impresa come pure importanti cambiamenti organizzativi, deve inquadrarsi nella «innovazione di processo». Fattispecie espressamente considerata dalla comunicazione della Commissione Ue 2014/C 198/03, che non rientra tra quelle ammissibili al credito d’imposta.

03apr 2019

INTERVENTI PER LE IMPRESE: : bonus ricerca fino al 2023 - Nuova Sabatini fino a 4 milioni

Con il nuovo decreto crescita il credito di imposta in R&S dovrebbe essere prorogato fino al 2023 ma con un alleggerimento. Infatti il beneficio fiscale passa al 25% per qualsiasi tipologia di spesa, mentre attualmente ammonta al 50% per le spese riferite a personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, nonché per quelle derivanti da contratti stipulati con università, enti e organismi di ricerca, start-up e Pmi innovative. Per il calcolo del beneficio varrà sempre il principio dell’incremento di spesa, ma rispetto al triennio 2016-2018 e non al 2012-2014 come da vecchia norma.

Modificata parzialmente la norma sulla “Nuova Sabatini”. Il tetto al finanziamento agevolato accordabile a ciascuna impresa salirebbe a 2 a 4 milioni. Nel capitolo incentivi, poi, figurano 80 milioni per i contributi alla capitalizzazione delle piccole imprese, 140 milioni per progetti di ricerca nel settore dell’economia circolare, 21 milioni per voucher alle startup che brevettano. Tutte le cifre sono comunque ancora al vaglio della Ragioneria, compresi i 100 milioni che dovrebbero essere assegnati a un mix di contributo in conto impianti e di finanziamenti agevolati per processi di trasformazione digitale delle PMI.

Arriva poi l’estensione della misura “Nuove imprese a tasso zero”, aperta a imprese costituite da non più di 5 anni, mentre ora il limite è di 12 mesi. Confermati al momento il registro per i marchi storici in chiave antidelocalizzazione e il contrassegno di Stato “made in Italy”.

02apr 2019

BOZZA D.L. CRESCITA: gli incentivi a supporto delle imprese

La bozza del D.L. Crescita contiene sia la proroga di alcune misure agevolative già note, sia l’introduzione di incentivi inediti a supporto del processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello previsto dal “Piano Nazionale Impresa 4.0”.

L’intervento è strutturato in 3 capi contenenti un pacchetto di misure urgenti per le imprese italiane:

- misure fiscali per la crescita economica,

- misure per il rilancio degli investimenti privati,

- tutela del made in Italy.

La bozza di Decreto Legge Crescita 2019 contiene le seguenti misure volte a sostenere le direttrici strategiche del Piano Nazionale Impresa 4.0:

- reintroduzione del superammortamento con un nuovo tetto massimo;

- proroga, con modifiche sostanziali, del credito d’imposta R&S;

- semplificazioni operative alla misura nota come “Nuova Sabatini”;

- introduzione di una nuova misura di sostegno alla capitalizzazione e al ricambio generazionale;

- introduzione delle nuove agevolazioni a sostegno di progetti di R&S per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare;

- introduzione di una nuova agevolazione per la trasformazione digitale dei processi produttivi delle PMI.

02apr 2019

IMPRESA 4.0: nuovo incentivo in arrivo

Il nuovo incentivo “Impresa 4.0”, disegnato nello schema di decreto legge crescita, si applicherà solo alle PMI escludendo così le grandi imprese e anche le imprese commerciali e del turismo.

In base alla bozza di decreto, i progetti di investimento saranno ammissibili solo per importi di almeno 200 mila euro e potranno presentare domanda agli incentivi le imprese, che alla data di presentazione:

- siano iscritte e risultate attive nel Registro delle imprese;

- abbiano conseguito, nell’esercizio cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato e depositato, un importo dei ricavi delle vendite e delle prestazioni con un minimo di 500 mila euro;

- le imprese, inoltre, dovranno avere almeno due bilanci approvati e depositati.

Sono ammissibili sole le imprese operanti nel settore manifatturiero o in quello dei servizi diretti alle imprese manifatturiere.

L’agevolazione è pari al 50% della spesa e potrà sostenere gli investimenti per la trasformazione digitale nei seguenti ambiti:

- advanced manufacturing solutions,

- additive manufacturing,

- realtà aumentata,

- simulation,

- integrazione orizzontale e verticale,

- industrial internet,

- clud, cybersecurity, big data,

- analytics.

Il contributo viene verrà sotto forma di aiuto de minimis. L’agevolazione “Impresa 4.0” completa il quadro di aiuto per industria 4.0. e sono previsti fondi per circa 100 milioni di euro.