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08apr 2019

MADE IN ITALY: : novità in materia di proprietà intellettuale

Diverse sono le novità in tema di marchi e brevetti contenute nel decreto crescita approvato giovedì scorso in tema di tutela del Made in Italy, tra cui:

- Marchio storico: il provvedimento aggiunge al codice della proprietà industriale un nuovo articolo, l’11 ter, che istituisce la figura del marchio storico. Questo potrà essere depositato dal titolare o dai licenziatari esclusivi in caso di uso continuativo da almeno 50 anni per una unità produttiva presente in Italia. Viene istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico un fondo per la tutela dei marchi storici al fine di salvaguardare il livello occupazionale e per la prosecuzione dell’attività produttiva nel territorio italiano con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro.

- Stemma della Repubblica: viene prevista la possibilità di utilizzare la dizione Made in Italy unitamente all’emblema dello Stato italiano. Questo per contraddistinguere i prodotti realizzati nel territorio Italia, sia da imprese nazionali che estere. Il DL al momento non entra nel dettaglio su cosa deve essere prodotto in Italia per poter utilizzare tale marchio ma fa riferimento all’art. 60 del Codice doganale e comunitario (dunque beni interamente prodotti in Italia o se in Italia hanno subito l’ultima trasformazione/lavorazione).

- Startup innovative: viene prevista la concessione del Voucher 3I, Investire In Innovation, per le sole piccole e medie imprese al fine di supportare la valorizzazione del processo di innovazione nel periodo 2019-2021. In particolare, il voucher, consentirà di acquistare servizi relativamente alle seguenti attività:

o verifica della brevettabilità dell’invenzione e ricerche di anteriorità preventive;

o stesura della domanda di brevetto;

o estensione all’estero della domanda nazionale.

05apr 2019

SUPER AMMORTAMENTO: : ritorna l’agevolazione per l'acquisto di nuovi beni strumentali

Ritorna il super ammortamento del 30% per acquisti in beni strumentali nuovi effettuati da imprese e professionisti fino al 31 dicembre 2019.

L’art.1 del decreto crescita ripropone la maggiorazione del costo fiscale per il calcolo degli ammortamenti e leasing escludendo però gli investimenti in autovetture di cui all’art. 164 del Tuir, oltre a fabbricati e costruzioni.

Il nuovo super ammortamento, previsto dal decreto crescita, ripropone le regole dell’ultima versione della norma. Potranno usufruire del bonus gli investimenti effettuati nel periodo tra il 1° aprile 2019 e il 31 dicembre prossimo. In presenza di ordini confermati e acconti del 20% pagati entro il 31 dicembre, l’effettuazione dell’investimento può arrivare sino a giugno 2020.

I beni devono possedere i requisiti di novità e strumentalità e la consegna o spedizione del bene deve essere successiva al 31 marzo, anche se gli ordini o i contratti sono stati conclusi entro tale data.

L’agevolazione, come in passato, si sostanzia in una deduzione extra contabile pari al 30% del costo ragguagliata al piano di ammortamento fiscale, non spetta per importi di investimento complessivi superiori a 2,5 milioni di euro.

04apr 2019

INNOVATION MANAGER: : i dettagli del provvedimento

Anche i competence center e i centri di trasferimento tecnologico potranno fornire i manager dell’innovazione che le PMI possono introdurre in azienda per favorire la digitalizzazione 4.0 sfruttando i voucher previsti dall’ultima manovra (con un sostegno a fondo perduto dai 20mila agli 80mila euro).

Mentre le società che vogliono fornire gli innovation manager, preventivamente «accreditate» come consulenti in innovazione, potranno fornire non più di 10 nomi per l’apposito elenco da cui le imprese potranno attingere per assoldare questi superconsulenti 4.0 da inserire temporaneamente, con un contratto di consulenza di durata non inferiore a sei mesi.

Queste alcune delle norme contenute nella bozza del decreto del ministero dello Sviluppo economico che fissa requisiti e paletti per accedere ai voucher per gli innovation manager previsti dalla legge di Bilancio.

Il decreto stabilisce inoltre i requisiti per le PMI beneficiarie: dalla definizione di micro, piccola e media alle cause di esclusione (stato di fallimento, liquidazione). Nel testo vengono indicati con particolare dettaglio anche i paletti per le reti d’impresa che nel contratto di rete dovranno prevedere chiaramente il piano comune di digitalizzazione con il ricorso alle «tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0» o allo sviluppo di« processi innovativi in materia di organizzazione, pianificazione e gestione delle attività, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali. ll contratto di rete deve prevedere anche un minimo di imprese (non inferiore a tre).

Il decreto definisce anche i requisiti per potersi iscrivere all’elenco delle società e dei manager qualificati abilitati allo svolgimento degli incarichi manageriali. Le società di consulenza che forniranno i manager dell’innovazione - con sede in Italia e iscritte al registro delle imprese - dovranno essere innanzitutto costituite nella forma di società di capitali; non essere sottoposte a procedura concorsuale e non trovarsi in stato di fallimento, liquidazione anche volontaria, amministrazione controllata, di concordato preventivo e non aver subito condanne. Ma soprattutto dovranno essere «accreditate negli albi o elenchi dei consulenti in innovazione istituiti presso le associazioni di rappresentanza dei manager o presso le organizzazioni partecipate pariteticamente da queste ultime e da associazioni di rappresentanza datoriali», oppure presso Regioni che erogano contributi con le stesse finalità.

Anche le persone fisiche potranno iscriversi all’elenco a patto che siano anche loro accreditati in albi o elenchi dei manager dell’innovazione istituiti presso Unioncamere, associazioni di rappresentanza dei manager e organizzazioni partecipate pariteticamente da quest’ultime e da associazioni datoriali oltre che in analoghi elenchi delle Regioni. Dovranno anche avere un titolo di dottore di ricerca o di master universitario di secondo livello in gestione, management o ingegneria dell’innovazione. Potrà iscriversi nell’elenco anche chi ha già acquisito l’esperienza sul campo nei settori 4.0 (dai 2 ai 5 anni se si è avuta la qualifica di dirigente).

03apr 2019

INNOVATION MANAGER: : agevolazione congelata

Dall’entrata in vigore della legge di Bilancio 2019 sono passati diversi mesi, ma il profilo dell’innovation manager (il consulente che dovrebbe aiutare le PMI nella transizione verso il digitale) non è ancora stato definito con esattezza. La scadenza era fissata per il primo di aprile, ragion per cui resta per ora congelata nel 2019 la dotazione, pari a 25 milioni di euro, che la manovra aveva destinato ai cosiddetti «voucher», i contributi a fondo perduto dedicati proprio a pagare le consulenze specialistiche per l’innovazione.

Si ricorda che il meccanismo della legge di Bilancio (legge 145/2018, articolo 1, commi 228 e seguenti) prevedeva per i periodi di imposta 2019 e 2020 un contributo a fondo perduto, nella forma di voucher, per l’acquisto di «prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0». Il contributo per le micro e piccole imprese è pari al 50% dei costi sostenuti nel corso del periodo di imposta, entro il limite di 40mila euro. Per le medie imprese il contributo scende al 30%, con tetto a 25mila euro. In caso di adesione a un contratto di rete, il contributo è del 50%, con limite a 80mila euro. In sostanza, sono previste tre diverse gradazioni dell’incentivo dedicato agli innovation manager.

Tutti questi contributi sono subordinati alla sottoscrizione di un contratto di servizio tra l’impresa e la società di consulenza o il manager, che però devono essere iscritti «in un elenco istituito con apposito decreto del ministro dello Sviluppo economico». In questo provvedimento, saranno stabiliti - come prevede la legge di Bilancio - i requisiti necessari «per l’iscrizione nell’elenco delle società di consulenza e dei manager qualificati, nonché i criteri, le modalità e gli adempimenti formali per l’erogazione dei contributi e per l’eventuale riserva di una quota delle risorse da destinare prioritariamente alle micro e piccole imprese e alle reti d’impresa».

03apr 2019

CREDITO D’IMPOSTA R&S: : nessun incentivo per il software condiviso

Lo sviluppo di un software che consente all’azienda di incrementare l’efficienza della gestione dei flussi informativi non dà diritto al credito d’imposta in R&S. Per poter essere inquadrato come sviluppo sperimentale, e quindi agevolabile, il progetto deve avere i requisiti del rischio dell’insuccesso tecnico e del rischio finanziario.

Questo è quanto precisa l’agenzia delle Entrate nella risoluzione 40/E del 2 aprile 2019, che riporta il parere tecnico del Mise. Le attività intraprese, precisa il documento, si sostanziano nell’applicazione di moderne tecnologie già note e già introdotte anche nel settore di appartenenza e si ricollegano, in senso ampio, alla digitalizzazione dei processi di produzione.

Nella risoluzione 40/E si esamina l’interpello di una società che opera nel settore delle telecomunicazioni la quale, per favorire la crescita del business, ha intrapreso un progetto di ricerca finalizzato alla gestione delle informazioni mediante un sistema informatico condiviso, in grado di offrire in tempo reale informazioni di natura tecnica in sede di sopralluogo, installazione, manutenzione, guasto, a supporto di attività offerte, di qualità dei servizi contrattualizzati, dei controlli e del monitoraggio delle attività aziendali. Secondo la società, le attività svolte rientrerebbero nell’articolo 3, comma 4 lettera c) del Dl 145/2013, cioè nello «sviluppo sperimentale». L’Agenzia risponde negativamente all’istanza della società sulla base di un articolato parere rilasciato dal Mise. Il ministero ricorda che l’individuazione delle attività ammissibili ricalca le definizioni di ricerca fondamentale, ricerca applicata e di sviluppo sperimentale, a loro volta mutuate da quelle adottate a livello internazionale secondo i criteri del cosiddetto manuale di Frascati dell’Ocse. Secondo questi criteri, rilevano le attività riguardanti progetti intrapresi per il superamento di una o più incertezze scientifiche o tecnologiche la cui soluzione non sarebbe possibile sulla base dello stato dell’arte del settore di riferimento e cioè applicando le tecniche o le conoscenze già note. Attività che, dunque, presentano elementi di novità e creatività nonché un grado di incertezza o rischio d’insuccesso scientifico o tecnologico. Nel caso esaminato queste caratteristiche innovative non vengono riscontrate. Secondo l’Agenzia, infatti, il sistema informatico condiviso, pur determinando importanti benefici economici per l’impresa come pure importanti cambiamenti organizzativi, deve inquadrarsi nella «innovazione di processo». Fattispecie espressamente considerata dalla comunicazione della Commissione Ue 2014/C 198/03, che non rientra tra quelle ammissibili al credito d’imposta.